lunedì 10 ottobre 2011

Tutto su Kapha


Kapha tipo le persone tendono ad avere un robusto, telai pesanti, fornendo una buona riserva di forza fisica e resistenza. Questa forza dà Kaphas una naturale resistenza alle malattie e una visione generalmente positiva della vita. Il dosha Kapha è lento, e tipi di Kapha tendono ad essere mangiatori lento con digestione lenta. Parlano anche lentamente. Sono calmo e affettuoso, ma quando fuori equilibrio, può diventare testardo e pigro. Essi imparano lentamente, con un approccio metodico, ma anche di conservare le informazioni anche con una buona comprensione di esso.

Dosha Kapha controlla i tessuti umide del corpo, in modo da uno squilibrio di Kapha può apparire come un raffreddore, allergie o asma. Questo è peggio di stagione Kapha, marzo a giugno. Freddo e umido aggrava Kapha. Essi non devono abitare nel passato o resistere al cambiamento. Hanno bisogno di un sacco di esercizio e devono stare attenti a non mangiare troppo. Kaphas bisogno di stimoli per mettere in evidenza la loro vitalità. Kapha dosha ci insegna costanza e un senso di benessere.

venerdì 17 settembre 2010

Il miele e l'acidità


Acidità

L'acidità aumenta con l'invecchiamento, la fermentazione e qualora il miele venga estratto da favi fortemente propolizzati; miele sofisticato con zucchero invertito, chimicamente ha un'acidità molto elevata

Facile realizzazione sul miele ancora contenuto nei favi, quando il rapporto superficie/massa è favorevole ad uno scambio rapido di umidità con l'ambiente circostante. Buoni risultati si ottengono facendo circolare tra i favi contenuti nei melari una corrente di aria calda (a temperatura non superiore a 35° C) prodotta con un opportuno sistema (caldaia, ventilatore e termostato).

sabato 11 settembre 2010

Come costruire un modulo FAQ?


Innanzitutto, facciamo un breve elenco di requisiti per la nostra comunità FAQ:
 Una FAQ dovrebbe consistere in una domanda, una risposta, una descrizione o introduzione, e puntatori a ulteriori riferimenti.
 gli utilizzatori della Comunità devono avere la possibilità di commentare e avere dei rango FAQ individuali, così come l'offerta di e-mail di notifica quando una nuova FAQ appare.
 gli utilizzatori della Comunità dovrebbe avere la capacità di presentare un nuovo soggetto FAQ per l'approvazione del moderatore.
Si potrebbe certamente creare una lista di domande e risposte marcato in HTML e aggiungere il contenuto di un sito di comunità utilizzando la sezione pagina HTML tipo. Tuttavia, la sezione di pagina HTML tipo di interazione offerte limitate utenti (commenti, ranking, Errore. Riferimento a collegamento ipertestuale non valido., o moderazione).

venerdì 3 settembre 2010

Essere o non essere leader?


Le opere di Shakespeare presentano, al centro della vicenda, l’ascesa e la caduta di un personaggio centrale impegnato nella conquista di un regno, ed offrono lezioni sulle modalità con cui i leader organizzavano la loro ascesa e su come i loro fallimenti ne acceleravano la caduta. Sono storie che raccontano di leadership.
Nei testi di Shakespeare spesso ci si chiede chi è la persona più qualificata per gestire sia i privilegi sia le responsabilità dei ruoli di comando: da questo punto di vista, l’Amleto è esemplare.
Numerosi personaggi reclamano leadership ed il diritto al trono dei danesi: Amleto, Claudio, Laerte e Fortebraccio. Ognuno di loro prospetta un modello di leader diverso, fondato sul possesso di qualità specifiche: la tensione etica e la profondità di ragionamento analitico in Amleto, il freddo cinismo ben nascosto dall’ottima gestione delle relazioni in Claudio, la passionalità e il senso dell’onore in Laerte, il coraggio e la capacità realizzativa in Fortebraccio.
Amleto, il filosofo analitico
Amleto è il legittimo erede al trono, ma si dibatte fra gravi difficoltà determinate dal suo essere essenzialmente portato all’astrazione filosofica e alla poesia, mentre invece si trova coinvolto in una situazione che richiede senso pratico e sangue freddo. Eppure, come leader ha sicuramente dei punti forti: è bello, è culturalmente preparato, è un raffinato analista, è amato dal popolo, ha quindi carisma. Non da ultimo, è dotato di “pensiero laterale”, come dimostra la trovata ingegnosa della messa in scena che svela le colpe di Claudio. Tuttavia, evidenzia delle lacune sul piano dell’efficienza e, nel confronto con la personalità del padre morto, si trova decisamente perdente. Questi limiti appaiono soprattutto nei celebri monologhi, in cui Amleto si arrovella senza mai risolversi all’azione; e anche quando l’occasione sembra presentarsi favorevolmente, la manca, come accade nel momento in cui, ormai certo della colpevolezza di Claudio, pur sorprendendolo inerme, ne rimanda l’uccisione.
Ciò che Shakespeare mette in evidenza è il lato oscuro del potere. Amleto è un giovane principe di eccezionale intelligenza e sensibilità: ma, ci dice Shakespeare, il potere assoluto richiede la capacità di commettere azioni che spesso sono difficilissime da compiere. Per Amleto, la scoperta di questa verità è dolorosa e tutta la sua vicenda interiore può anche essere letta come un continuo evitare il lato oscuro del potere, un tentativo disperato di raccogliere prove della sua irrealtà, un esitare terrificato di fronte ad esso.
Claudio, il politico cinico
Ma se la rettitudine di Amleto non porta a una leadership convincente, certo il cinico antagonista Claudio risulta ugualmente inadatto al ruolo di re. Egli non solo usurpa il titolo con mezzi illegittimi, ma dimostra anche una accentuata propensione al bere e alla lussuria: non possiede inoltre l’autorevolezza del fratello più anziano da lui assassinato. In compenso, è eccezionalmente abile nel manipolare le situazioni, placare gli animi, prendere e far prendere agli altri decisioni a lui favorevoli: tanto che alcuni critici stimano Claudio molto più indicato per il ruolo di sovrano rispetto al legittimo erede Amleto.
Di questo avviso non è però Shakespeare, che lo condanna innanzitutto per la mancanza di reali scrupoli morali, il totale egoismo, il disinteresse nel perseguire fini superiori. Ciò che conduce veramente alla rovina Claudio è il considerare le persone solo come oggetti, strumenti di cui servirsi. La conseguenza è l’incapacità di scegliere validi collaboratori. Personaggi minori come Gertrude, Rosencrantz, Guildenstern sono le persone di cui ama circondarsi. Egli le plagia a suo piacimento senza rendersi conto che così non possono offrire contributi di pensiero critico e quindi valore aggiunto. Il massimo grado di abiezione e servilismo è rappresentato dal più fido consigliere di Claudio, dal suo “Direttore del Personale”, Polonio, che Amleto, ad un certo punto, qualifica senza mezzi termini come “ruffiano”. Certo non è, insomma, il campione di una classe dirigente in grado di sorreggere, integrandolo e correggendolo, il dominio del sovrano! Ed è lo stile di leadership di Claudio, come da molti manager di oggi, a impedire la crescita di persone che lo aiutino a operare, pur sapendo mantenere la necessaria dualità dei ruoli di capo, da una parte, e collaboratore, dall’altra.
Laerte, l’ingenuo impulsivo
Con un consigliere come Polonio, la sorte di Claudio è segnata, così come lo è quella di un altro “competitor” nella corsa al titolo di re: Laerte. Eppure, dopo la morte del padre, si conquista le simpatie del pubblico e ha la possibilità, uccidendo Claudio, di realizzare una vendetta che lo potrebbe portare sul trono. Tuttavia fallisce, anche se non è privo di qualità. Pur essendo un cortigiano in erba, infatti, non dimostra il servilismo del padre: è inoltre orgoglioso, sincero e rispettoso del codice d’onore. Ma è anche un impulsivo e finisce per farsi coinvolgere nelle criminali macchinazioni rivolte contro Amleto. Istigato da Claudio, Laerte arriva persino ad accettare il trucco meschino della spada avvelenata, di cui del resto, per contrappasso, rimarrà vittima.
È dunque l’ingenuità il punto debole di Laerte, assieme alla maniera disordinata con cui vive la propria passione per le forme più esteriori dell’onore, che forse confonde con “l’onorabilità”. Manca in definitiva a Laerte il senso della realtà. Egli è una vittima delle proprie illusioni, si muove sulla superficie, non presta attenzione ai dettagli, cambia continuamente idea e piano di azione, laddove il buon leader sa predisporre con cura tutto ciò che può consentirgli il successo, cercando di prevenire ogni ostacolo, pur preservandosi ampi spazi di manovra da utilizzare con la massima flessibilità. Laerte è a suo modo un innocente come la sorella (il nome Ofelia deriva da una parola greca che significa appunto “senza colpa”) che, nel confronto con la dura realtà del potere, impazzisce: in definitiva può essere paragonato, come fa Polonio all’inizio della tragedia parlando di Ofelia, a un uccello caduto in una trappola predisposta da cacciatori molto più abili e smaliziati.

Fortebraccio, il guerriero coraggioso
L’analisi shakespeariana giunge così alla conclusione che l’unico modello possibile di sovrano è quello rappresentato dalla figura di Fortebraccio. Il principe di Norvegia è un corretto, ambizioso uomo militare, che nella tragedia appare solo tre volte.
Sembra che il principale ruolo di Fortebraccio sia quello di evidenziare, per contrasto, i tratti della sovranità e della leadership che mancano ad Amleto. Come Amleto, infatti, Fortebraccio è il nipote di un sovrano regnante, ma, diversamente dal danese, va in cerca di nuove conquiste, cui si dedica con determinazione, energia ed entusiasmo, riuscendo a ottenere una rapida vittoria sui polacchi.
In definitiva, il totale ripiegamento su se stessi è un difetto imputabile a Claudio (sotto forma di egocentrismo), Amleto (come esasperata tendenza all’introspezione), Laerte (sopraffatto dai propri confusi ideali).
Non è però una caratteristica di Fortebraccio, la cui apertura al mondo si esplica in una abilità realizzativa, per la quale, secondo Shakespeare è forse lui, se non il migliore, il meno peggiore dei sovrani possibili.
Detto ciò, anche lui ha dei punti deboli: per esempio, è del tutto incapace di comprendere i sentimenti degli altri. Tale incapacità emerge nelle battute finali, quando Fortebraccio ordina che per Amleto siano disposti funerali militari, davvero molto lontani dai desideri e dalla personalità del principe danese!
Un leader che deve imparare ad ascoltare, dunque, e che, come tutti i leader, non deve mai smettere di crescere e aver voglia di migliorare.
Bisognerà aspettare di leggere l’Enrico V per avere in scena l’unico leader eroico e di successo che Shakespeare abbia mai creato: un leader che raggiunge il successo perché non è un eroe a una sola dimensione, ma un uomo che si rende conto che per diventare un buon re deve imparare il modo per esserlo. Un leader che, per riuscirci, sa di non aver bisogno di guardare agli altri re, ma di rivolgersi ai suoi futuri sudditi.




martedì 17 agosto 2010

Se chiedo un permesso a lavoro per una domenica, mi viene pagato maggiorato o normale?


D.

Se chiedo un permesso a lavoro per una domenica, mi viene pagato maggiorato o normale?
mi ritrovero ' in busta paga il giorno pagato come 8 ore normale o saranno maggiorate del 30% essendo di un giorno festivo?

R.

Se chiedi il permesso di domenica, ti sarà pagato normale, non avendolo lavorato non possono darti la maggiorazione, che già faranno fatica a darti il permesso..

lunedì 16 agosto 2010

Dove va il marinaio che ha il vento a favore?

Seneca affermò che “non esiste vento a favore per il marinaio che non sa dove andare”;ma aggiungerei che ciò è ancor più vero per il marinaio che non sa se è in grado di condurre la sua nave

Vediamo quali sono i 3 obiettivi che si pone il Bilancio di Competenze:

1. realizzare un percorso di riflessione e di conoscenza (al fine di raggiungere un equilibrio emotivo e lo sviluppo personale che sono necessari)
2. promuovere il raggiungimento di un’autentica autonomia e l’assunzione responsabile del proprio sviluppo
3. favorire l’adozione di un progetto (piano d’azione)

Il Bilancio di Competenze non inventa nulla ma rivela, rende il soggetto più consapevole delle sue potenzialità e del suo valore e ne risveglia la motivazione, elementi indispensabili per affrontare qualunque cambiamento.

Non è superfluo ricordare che c’è CAMBIAMENTO quando:
1. l'individuo è insoddisfatto della situazione attuale
2. conosce la situazione desiderata (dove vuole arrivare)
3. conosce il modo di passare dalla situazione attuale a quella desiderata (passi concreti)

venerdì 13 agosto 2010

Noi potremo spingere un po’....


quand'è che ci si può spingere più in là? Quand'è che non si fa più la figura del maiale o di quella che ci sta subito? Niente fu mai più soggettivo.
Mi spiego meglio: sarebbe stato comodissimo se Dio, insieme alle tavole dei 10 comandamenti, avesse aggiunto una tavola Bonus con il decalogo de "Il comportamento giusto e ineccepibile da tenere dopo il primo appuntamento per non sbagliarne una". E invece no... sempre gli stessi problemi: quando toccare le tette? Quando abbassare gli schienali del Pandino? Quando proporle la casa al mare di zia Giuseppina? Quando accettare la gita nella casa al mare di zia Giuseppina?